Le mie ultime settimane, nel complesso, sono un susseguirsi indistinto e sempre uguale, un copione già mille volte letto ed interpretato, con poche possibilità di variazioni sul tema.
Al massimo, qualche divagazione, così, tanto per.
Giacché la teoria del “chiodo scaccia chiodo” ha una certa dose di fascino, in quel marasma masochista ed autolesivo del poi, ci si butta a capofitto negli hobby, nei passatempi, nelle cose che maggiormente ci hanno dato soddisfazione nella vita.
Che, nel mio caso, non è stata poi così lunga e densa di esperienze fortificanti.
Ed allora vai, di festa! È una china semplice da imboccare, e la velocità che si acquista è miracolosamente elevata già alle prime battute. Che poi il tonfo, alla fine, sia altrettanto veloce ed, ahimè, doloroso, è un'altra cosa. Quando il viaggio notturno inizia, c'è sempre una scusa buona per procrastinare il pensiero del poi. Lasciamo i postumi ai postumi, parafrasando qualcuno.
Nelle intenzioni iniziali, tra l'altro, non c'è mai la piena consapevolezza di dove si andrà a parare, anche se si va a parare sempre, ed irrimediabilmente, nei soliti paraggi di nausee e cerchi alla testa ed occhi iniettati.
Ho sempre la ferma intenzione di non esagerare, di ascoltare la vocina che, sempre meno spesso a dir la verità, mi avverte che sto passando il limite, che poi pagherò il conto, e salato per giunta, il giorno seguente, quando non ci saranno più i colori ed i suoni e l'euforia a farmi volare distante dal piatto grigiore. Ma poi, non lo faccio.
Giù di bicchieri, di figure di merda, di vomitini lasciati qua e là. Gran belle notti brave.
Foto: erix!