Di lei tutto l'appartamento mi parla, mi canta, mi sussurra.
Ogni volta che giro l'occhio, incrocio un dettaglio o mi soffermo in un angolo con lo sguardo, rivedo tante piccole istantanee di noi due. Innamorati e flici. Molto felici.
L'appartamento stesso è pregno di noi: scelto assieme, arredato secondo i gusti più suoi che miei, fortunatamente l'ho pagato io. O sfortunatamente, fate un po' voi. E' un freddo tempio a memoria del passato.
Per non parlare delle foto, dei messaggini sul cellulare, degli appunti che mi ha sparso di qua e di là.
Dovrei prendere tutta la sua roba, metterla dentro ad uno scatolone e buttarla via. O meglio ancora, bruciarla. Sarebbe ancora più simbolico, no?
Fattostà che così non posso andare avanti. Assolutamente.
Ma, se poi torna? Sì, perché anche sono sei mesi che mi ha mollato, io sento che tornerà. Lo sento dentro. Deve tornare.
Alessandra...
Ricordo ancora com'è cominciata, sei anni fa.
Io ero ancora impelagato con l'università, prima che mi risolvessi a mollare tutto quanto, e lei era ancora un giovane virgulto, una ragazzina appena diplomata che si stava affacciando curiosa al mondo dei "grandi".
Dio, com'era bella... I suoi capelli rossi, mossi, e le sue lentiggini sparse sul viso... Una dea...
Dove cazzo son finite le sigarette?
Foto: ho visto nina volare
sabato 20 settembre 2008
Alessandra
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giovedì 10 aprile 2008
Presentazioni
Sono Carlo, sull'orlo dei trent'anni e de una crisi di nervi. Il classico cliché del trentenne immaturo, bello e maledetto.
D'altra parte, io ho sempre odiato i cliché, ma essendoci dentro mi son reso conto che i cliché ci sono proprio perché molti ne fanno parte, rendendoli reali. Ed io non faccio eccezione.
Il bello è che qualche mese fa non ero così, anzi, ero un baldo giovine di belle speranze, che non sarebbe sceso mai a compromessi con la vita, che piuttosto avrebbe preso ogni singolo pugno in faccia, pur di difendere i propri progetti.
Ecco, questo ERO io.
Poi, una storia finita male ed una serie di aventi hanno ribaltato tutto, ed ora ecco come SONO.
Un maiale che grufola nella propria merda, frugando qua e là per mangiare qualcosa. Carino, no?
Poi, quando mi fermo a pensare un attimo, mi torna in mente solo lei.
Alessandra...
Foto: simona84
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giovedì 27 marzo 2008
Risvegli
Uno di quei stramaledettisimi cerchi alla teste del poi. In bocca un saporaccio, il classico sapore misto di sigarette ed amarezza, con retrogusto alcoolico. Che ti fa ricordare anche troppo bene quello che invece volevi dimenticare.
Notti brave. Notti passate col falso sorriso migliore, a trentadue denti, facendo finta che tutto ciò che sta nel cuore, in fondo, non faccia poi così male. Che la ferita profonda e slabbrata non sia altro che una vecchia cicatrice dimenticata.
Seguendo questo filo logico, mi ricadono addosso come una valanga tutti i ricordi, come se mi fossi rovesciato addosso una grande cassiettiera piena di foto. Alcune le raccolgo, le guardo, e mi sento morire.
Sorrisi. Sorrisi che sembrano veri, che erano veri, che scaldano il cuore. Che mi proiettano a quando ero felice, a quando nella mia vita tutto aveva un senso, un filo logico si stendeva sotto i miei passi e si dispiegava durante la mia esistenza.
Trattengo a stento una lacrima, cerco a tentoni un'altra sigaretta, e cerco di mettere a fuoco questa nuova giornata. Già cominciata di merda. Con un maledettissimo cerchio alla testa.
Foto: melkweg
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